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Namokaar Mantra
  Saman Suttam
  IL JAINISMO
  JAINISM IN ITALY

IL JAINISMO
LA PIU’ ANTICA DOTTRINA SPIRITUALE DELLA NONVIOLENZA
 

Il principale Mantra jainista è il “Namokaar Mantra”:

“Namo Arahantanam,

Namo Siddhanam,

Namo Ayariyanam,

Namo Uvajjhayanam,

Namo Loe Savvasahunam.

Eso Pancanamokkaro

Savva Pavappanasano

Mangalanam Ca Savvesim

Padhamam Havai Mangalam”,

“Omaggio alle Onorevoli Anime,

Omaggio alle Anime Liberate,

Omaggio ai Precettori (Guide Spirituali),

Omaggio ai Maestri Spirituali,

Omaggio a tutti i Santi del mondo.

Questo quintuplice Omaggio

distrugge tutti i peccati

ed è il più importante

atto di devozione meritorio”.


Per il Jainismo l’anima di ogni essere vivente -uomo, animale o vegetale, ma anche degli elementi- è eterna e divina, e aspira a liberarsi dal corpo materiale per raggiungere lo stadio di “Anima Liberata”.

Un essere umano degno di questo nome è insoddisfatto, perennemente in cerca, mai pago. Chi possiede il potenziale per estendersi e diventare un Buddha o un Mahavira è scontento, inquieto, non perché voglia avere di più nel mondo degli oggetti, ma perché vuole essere di più: più consapevolezza, più coscienza, più Compassione.

L’obiettivo del Jaina è l’ottenimento di un’anima perfetta: l’anima perfetta possiede pura conoscenza, perfetta comprensione, potere personale ed onniscienza; l’anima perfetta potrà liberarsi dai karma accumulati nelle precedenti esistenze e porre fine al ciclo trasmigratorio di morti e rinascite. Occorre sciogliere il nodo tra l’anima e la materia, determinato dai frutti delle azioni che sono state compiute, sia cattive che buone, che generano inevitabilmente karma (negativo o positivo).

L’anima (Jiva) è dotata di percezione e conoscenza: tramite la conoscenza degli oggetti esterni l’anima accresce la conoscenza di sé stessa. Tutte le anime sono potenzialmente divine; nessuna è superiore o inferiore a un’altra; tutte sono potenzialmente onniscienti e sante; la santità non può arrivare o essere impartita dal di fuori: è già dentro ciascuno, ed è lì che deve essere ricercata, coltivata e perfezionata.

L’individuo ritorna a fondersi con l’Uno, con l’Assoluto, con il nucleo eterno dell’energia vitale, e si libera dalla sofferenza delle rinascite, soltanto dopo essersi completamente liberato dagli attaccamenti, attraverso il distacco e la stretta osservanza del comandamento dell’Ahimsa, la Nonviolenza attiva verso tutte le Creature: questa è la via della Liberazione.

I Jaina ritengono che per percorrere questa via sia indispensabile mangiare un cibo puro e vegetariano, poiché, cibandosi dei corpi degli animali, l’anima involve inevitabilmente nelle uccisioni, nella disperazione e nel dolore.

Presso i templi e le comunità Jaina gli animali non devono dunque temere per la propria incolumità; i Jaina organizzano alloggi (“Panjarpol”) per animali anziani o feriti, e sovente acquistano animali dai macelli per dare loro salvezza e ricovero.

All’interno dell’universo, è detto, vi sono infinite vite e ogni vita è dotata di un’anima eterna: per questo il Jainismo insegna la riverenza verso ogni forma di vita, il vegetarismo, la Nonviolenza, la ricerca del miglioramento spirituale individuale, l’opposizione ad ogni guerra: il Jainismo insegna a riconoscere in ogni Creatura il proprio Sé!

Per il Jainismo è indispensabile la scelta vegetariana per avere successo nel proprio percorso di miglioramento. Sia i laici che i monaci e gli asceti osservano uno stretto regime vegetariano. Da quando poi l’uomo ha creato l’industrializzazione della sofferenza e dello sfruttamento sugli animali, i Jaina hanno ulteriormente disciplinato la Dottrina, sconsigliando tutti gli alimenti di origine animale (latte, uova, latticini) poiché provengono da gravi forme di maltrattamento.

Mangiando alimenti provenienti dalla violenza, è detto, l’individuo involve nelle uccisioni e nelle sofferenze degli animali. Ingerire cibo derivante dall’assassinio, dal violento sfruttamento, dall’angoscia, dal dolore e dalla paura, disturba il progresso spirituale, e impedisce al corpo immateriale di diventare puro e forte.

Una dieta naturale, semplice e nonviolenta è indispensabile per il successo delle tecniche di meditazione e di concentrazione.

Certamente, riconoscono i Jaina, c’è violenza anche nell’uccisione dei vegetali; la via più alta, ma difficilmente praticabile se non dagli asceti, è infatti quella di cibarsi solo dei frutti rilasciati spontaneamente dalle piante.

Ma, non potendo tutti adottare questo regime alimentare, è già un buon passo avanti il non cibarsi dei corpi degli animali né dei prodotti derivanti dalla violenza e dallo sfruttamento, limitando così il più possibile il nocumento alle altre vite: si creda o no alla trasmigrazione delle anime, è sufficiente visitare un mattatoio o un allevamento intensivo di galline ovaiole o di bovine da latte per assumere una decisione consapevole!

I Jaina si astengono anche dagli alcolici, poiché la distillazione distrugge le vite nate dalla fermentazione, e consumano i pasti sempre prima del tramonto, per non accendere fuochi che potrebbero uccidere delle vite.