Attualmente il Jainismo conta, in totale, circa dieci milioni
di aderenti, la maggior parte in India, ma anche numerosi negli Stati Uniti.
La buona conservazione dei magnifici templi e la sopravvivenza stessa dei monaci
e degli asceti dipendono dai laici.
Per i Jaina attività come l’allevamento e l’agricoltura sono da sempre proibite
poiché arrecano danno a molte vite; quindi, dai tempi più remoti, i Jaina laici
si sono dedicati al commercio, alla finanza, alla politica, abbandonando le
campagne per le città; da secoli sono considerati abili commercianti, resi
ancora più affidabili dal fatto di non usare mai l’inganno o la violenza, né con
le azioni, né con il pensiero o le parole.
I laici Jaina costruiscono e mantengono templi, biblioteche, centri di
accoglienza, di meditazione e di studio; si dedicano a opere filantropiche come
la costruzione di ospedali, scuole, manutenzione dei luoghi di pellegrinaggio,
fondazioni educative e caritatevoli, centri veterinari e ricoveri per animali
anziani, reietti o malati.
In ogni villaggio jainista, accanto al tempio si può trovare una scuola, una
biblioteca e un dharamsala, un rifugio dove chiunque (appartenente a qualsiasi
religione o a nessuna), purché pratichi la nonviolenza, può sostare per il tempo
che desidera.
Non è raro che un laico, una volta cresciuti i figli, abbandoni ogni cosa per
diventare monaco e devolva tutti i suoi beni.
I Jaina sono la sesta comunità religiosa dell’India, dopo gli induisti, i
musulmani, i cattolici, i sikhs, i buddhisti, e subito prima dei parsi e degli
ebrei.
Questi tolleranti maestri di nonviolenza offrono l’esempio più luminoso di come
si possano raggiungere le alte vette della spiritualità, percorrendo la strada
già segnata dentro ciascuno di noi, senza bisogno di intermediari.
La metafisica Jaina è dualista: al mondo materiale si oppone il mondo spirituale;
a ogni uomo è data la possibilità, già da questa vita, di slegarsi dai vincoli
con la materia e accedere alla condizione dell’Assoluto; per compiere questo
progresso spirituale, e cioè per “attraversare il ponte”, è necessario adottare
i “tre gioielli”: la Retta Fede, la Retta Conoscenza e la Retta Condotta.
La metafisica jainista dà ampio spazio alla logica sul piano cognitivo per
dimostrare il carattere provvisorio e inesaustivo della conoscenza razionale.
L’universo jainista è molto ricco e composito: la Dottrina è codificata nei
minimi particolari; la conoscenza è descritta sempre nei dettagli: tutto deve
essere spiegato con chiarezza esaustiva affinché ciascun individuo possa
accedere alla comprensione. Nelle opere Jainiste si trova grande apertura
mentale, ampia cultura, l’uso di tutte le lingue dell’India.
Solo la conoscenza spirituale intuitiva (kevala) è perfetta, affidabile e certa;
la conoscenza essenziale risiede nel mondo invisibile.
Il Jainismo esprime una concezione estremamente vitalistica, secondo la quale
ogni Creatura animale o vegetale, ma anche il vento, la rugiada, la terra,
possiede un’anima spirituale pura che aspira a liberarsi dai vincoli con la
materia.
Al Jaina (monaco o laico) è richiesto un grande impegno personale sulla via del
miglioramento; il Jainismo propone un percorso tutto individuale: non prevede la
possibilità di delegare a “intermediari della religione” le proprie
responsabilità.
Il Jainismo supera la questione simbolica della definizione di Dio: l’universo è
già, per così dire, autosufficiente; contiene in sé stesso, e in ogni creatura
vivente, la divinità, senza bisogno di descrivere un creatore.
Il riverbero divino si trova nell’energia vitale di ogni essere vivente, nella
natura e nel cosmo, senza bisogno di descrivere un primo motore.
Ogni risposta è, eloquente nella sua miracolosa semplicità, qui dentro di noi e
intorno a noi, senza bisogno di compiere riti formali o di aderire a religioni
esterne.